Educazione stradale

Il modello della competenza del rischio
Con il suo comportamento concreto l’essere umano influenza in modo determinato il rischio. Per una partecipazione sicura alla circolazione stradale, i potenziali pericoli devono essere individuati e valutati correttamente. Inoltre, in base alle condizioni situative e alle abilità personali bisogna prendere decisioni giuste e metterle in pratica anche con barriere esterne o motivi contrari mediante un’azione mirata. In questo rientra anche che si tiene conto delle alterazioni (proprie) dovute all’età. In sintesi la competenza del rischio compresa in tal modo è un fattore importante per il comportamento sicuro.
La promozione e il miglioramento della competenza del rischio, vuole mettere in grado tutti gli utenti della strada – in particolare i bambini e i ragazzi – a un comportamento sicuro.Il modello summenzionato e alla base del catalogo delle competenze «Istruzione stradale» può essere schematizzato con il seguente modello:
stradaleSi può parlare di una persona con competenze nell’ambito dei rischi se questa dispone delle seguenti 4 competenze parziali illustrate di seguito all’esempio dell’attraversamento di una strada.

  • Competenza della percezione sensoriale: la circolazione stradale viene osservata in modo cosciente e sistematico (p. es. velocità di un veicolo che si avvicina).
  • Competenza di valutare: la situazione viene valutata e giudicata e messa in relazione a se stesso e alle proprie possibilità. Si individuano/anticipano i potenziali pericoli (p. es.: a che velocità si avvicina il veicolo? Quanto sono veloce io?).
  • Competenza decisionale: in base alla valutazione si prende una decisione per comportarsi in modo sicuro, mettendo in relazione la situazione e le proprie possibilità (p. es. attraversare o aspettare, eventualmente rinunciare alla precedenza).
  • Competenza di agire: comportamento in base a decisione sicura presa, anche se barriere esterne o motivi contrastanti lo rendono difficile (p. es. rinunciare alla precedenza anche se così si perde eventualmente il treno).

Maggiori informazioni fornisce il documento in tedesco bfu-Grundlage zur Risikokompetenz

Promuovere la competenza del rischio

(Fonte: bfu-Grundlage zur Risikokompetenz)

Conoscere, sentire e vivere la prevenzione degli infortuni

Per poter partecipare in modo sicuro alla circolazione stradale, è necessario – ma assolutamente insufficiente – saper usare in modo corretto e automatizzato il veicolo e conoscere le regole della strada generali. Più determinante per la futura probabilità d’incidente è la competenza del rischio raggiunta, ovvero la competenza di essere in grado di valutare correttamente la propria competenza, di prevedere le situazioni di pericolo, di prendere le decisioni giuste e di applicarle anche nel conflitto con motivi sfavorevoli alla sicurezza (cioè di non farsi tentare a una guida rischiosa dallo stato d’animo attuale o dai passeggeri ecc.). In breve: nella circolazione stradale siamo continuamente occupati a «leggere» le informazioni che ci arrivano dall’ambiente circostante, di riferirle a noi, di valutarle, di prendere decisioni e trasformarle in azioni. Dispone di competenza del rischio chi elabora queste informazioni in modo favorevole alla sicurezza e chi si comporta nel modo adeguato.

La promozione della competenza del rischio che consiste nel senso del pericolo e nella capacità di autoregolazione (vedi schema «Modello competenza del rischio») è dunque un fattore determinante nella prevenzione degli infortuni. Sia la percezione e la valutazione di un pericolo sia la decisione e l’azione per prevenirlo possono essere influenzate fondamentalmente mediante due approcci:

  • promuovendo una diffusione razionale e analitica di informazioni,
  • promuovendo una diffusione emozionale di informazioni.

Nell’antinfortunistica classica l’attenzione poggia nettamente sull’influenzamento dell’elaborazione analitica delle informazioni da parte dei destinatari (prevalentemente fornendo informazioni sui fattori di rischio e raccomandazioni concrete su come agire). Solo raramente però gli esseri umani prendono le loro decisioni in base a valutazioni razionali. Le azioni sono condotte più che altro in relazione a quanto vissuto. In futuro, la prevenzione deve tener conto maggiormente di questo.

Le informazioni tecniche permettono di promuovere la competenza del rischio con più possibilità nel gruppo delle persone con un atteggiamento favorevole nei confronti della sicurezza. Questi vogliono aumentare la sicurezza e hanno bisogno «solo» di nozioni e istruzioni. Nel gruppo delle persone poco sensibili nei confronti della sicurezza, con la promozione dell’elaborazione razionale e analitica delle informazioni si ottengono solo pochissimi risultati. In questo caso le mere informazioni tecniche e le istruzioni serviranno a poco. Proprio per loro sarebbe importante non parlare solo di rischi e motivarli a riflettere, ma far vivere loro questi rischi in modo controllato e di destare dei sentimenti (p. es. senso di impotenza con l’aquaplaning).

Includere i sentimenti nell’antinfortunistica è fondamentale perché in molte situazioni concrete non entra proprio in azione il cervello. I processi di riflessione sono troppo lenti. La maggior parte delle decisioni per l’uno o per l’altro comportamento le prendiamo in base ai nostri sentimenti e non perché abbiamo effettuato delle riflessioni.

In aggiunta alle informazioni, la prevenzione deve dunque offrire la possibilità di fare esperienze e di percepire le emozioni. Tutto questo deve avvenire in uno spazio protetto ovvero in condizioni sicure affinché la probabilità di un incidente con ferite gravi sia la più bassa possibile.

Benché sia importante fare esperienze e percepire le emozioni legate a queste, anche questa soluzione di prevenzione resta incompleta: il problema principale consiste nel fatto che nella circolazione stradale le persone fanno spesso l’esperienza che un comportamento non sicuro NON comporta un incidente. Di conseguenza ci si fida erroneamente del buon sentimento che ci invade: non è successo niente.

Per questo motivo è estremamente importante che i programmi di prevenzione tentino di promuovere in modo collaborativo, complementare e in costante scambio l’elaborazione razionale/analitica delle informazioni e quella emozionale.

Raccomandazioni di buona pratica per promuovere la competenza del rischio

(Fonte: allegato delle basi dell’upi sulla competenza del rischio)

I deficit nei diversi aspetti della competenza del rischio possono essere compensati mediante una prevenzione mirata, tenendo conto che tutte le competenze parziali sono determinate sia dal pensiero (razionale) sia dai sentimenti.

  • La prevenzione deve fornire sia informazioni tecniche sia permettere di fare esperienze.
  • Le informazioni tecniche vanno fornite in modo tale che captino l’attenzione dei destinatari e che suscitino dei sentimenti.
  • Per poter fare esperienze senza correre tanti rischi, bisogna prevedere delle sicurezze e lo spazio di azione e quello per fare esperienze va allargato a passo a passo:
  • nella vita quotidiana (p. es. accompagnare i bambini a piedi e non in auto; durante il periodo di prova i neopatentati circolano solo di giorno)
  • mediante interventi specifici (p. es. corsi di bicicletta per bambini con la presenza dei genitori al fine di promuovere la competenza del rischio sia dei bambini sia dei genitori; fare l’esperienza del senso di impotenza con l’aquaplaning nei corsi di formazione complementare per i neopatentati).
  • I destinatari devono allenare l’autoriflessione (perché faccio cosa?). Mettendo in questione le proprie capacità, i motivi di azione e le emozioni si può prevenire che non si tenga conto dell’influsso delle nozioni e delle esperienze rilevanti per la sicurezza.
  • Trasmettere e stabilire regole applicabili nella vita quotidiana «se-allora». Nel caso di tranelli esterni e motivi sfavorevoli alla sicurezza è possibile ricorrere a queste regole che aumentano la possibilità di attenersi alle precedenti decisioni comportamentali.

Contributo del catalogo delle competenze «Istruzione stradale» per promuovere la competenza del rischio

Le competenze formulate nel catalogo delle competenze «Istruzione stradale» coprono equamente gli aspetti della competenza del rischio (percezione, valutazione e azione) descritti sopra. Quando i responsabili del programma sottopongono a revisione un modulo di formazione e quando dei docenti selezionano e realizzano dei contenuti didattici, degli ambienti di apprendimento e delle situazioni di apprendimento il catalogo può essere un sostegno per essere in linea con i seguenti requisiti:

  • per i destinatari la selezione delle competenze da promuovere costituisce una continuazione/un integrazione del loro programma di istruzione stradale attuale;
  • nel complesso del programma tutti gli aspetti vengono promossi equamente;
  • il modulo prevede di fornire sia informazioni tecniche e istruzioni sia possibilità per fare esperienze;
  • queste sono realizzate in modo da essere percepite motivanti dai destinatari e da parlare, in particolare, anche ai sentimenti.
Istruzione stradale in Svizzera

L’istruzione stradale di bambini, ragazzi e adulti inizia con i primi anni di vita, passa per il conseguimento della patente definitiva e termina con i corsi di perfezionamento per gli utenti della strada più anziani. In Svizzera diverse categorie di persone, enti e istanze si occupano dell’istruzione: oltre ai genitori si tratta di docenti, di istruttori del traffico della polizia, di maestri conducenti, di moderatori (di formazione continua) e di numerose organizzazioni private (associazioni nell’ambito stradale, assicurazioni, fondazioni ecc.).

Istruzione stradale nella scuola dell’obbligo

A partire dalla scuola dell’infanzia ovvero a partire dall’inizio della carriera scolastica (a seconda del cantone attorno ai 4–6 anni ca.), l’istruzione stradale diventa un elemento fisso del programma scolastico di tutti i cantoni. Nel livello primario (scuola dell’infanzia fino a 6a classe) il perno è costituito dall’educazione stradale fornita dalla polizia e integrata nelle lezioni obbligatorie. I contenuti didattici, i punti da trattare e il momento in cui si usano i singoli moduli didattici sono definiti diversamente secondo le regioni e i Cantoni. Rispetto al livello primario, il livello secondario I (7°–9° anno scolastico) conosce una realtà ancora più eterogenea dell’istruzione stradale: Solo pochi Cantoni e città dispongono di risorse sufficienti per poter lavorare in modo sistematico con le classi.

Istruzione stradale al livello secondario II

Il livello seondario II (10° anno scolastico, scuole professionali, licei) dispone solo di un’offerta esigua di istruzione stradale. Di questa si occupano quasi solo organizzazioni private e consiste prevalentemente in brevi programmi di sensibilizzazione per i futuri automobilisti ovvero motociclisti.

Istruzione stradale nel contesto del perseguimento della licenza di condurre

In Svizzera, l’accesso alle diverse categorie di licenze di condurre viene principalmente regolato con i requisiti dei due esami (esame di teoria e di pratica). Le competenze necessarie per superare gli esami possono essere apprese prevalentemente autonomamente. Solo due elementi della formazione sono obbligatori: un corso di teoria della circolazione di 8 ore per tutte le categorie e – solo per i motociclisti – una formazione pratica di base di 6–12 ore (a seconda delle nozioni già acquisite). Nel 2005, con la licenza di condurre in prova per i conducenti di motociclette e automobili è stato introdotto un periodo di prova triennale. Da allora, nel corso di tale fase si devono frequentare due giorni di formazione supplementari.

Riassunto

Rispetto ad altri Paesi, in Svizzera i bambini e gli adolescenti ottengono un’istruzione stradale di buona qualità. Nonostante ciò, la formazione per farli diventare utenti della strada competenti e responsabili può essere migliorata.

Bisogna colmare in particolare le lacune del livello secondario I e del livello secondario II. Inoltre, è importante fondere le offerte singole di istruzione stradale, spesso indipendenti l’una dall’altra, dalla scuola dell’infanzia fino al conseguimento della licenza di condurre (come minimo) a un’entità continua e logica.

Un simile continuum educativo nell’istruzione stradale permetterebbe un’istruzione stradale coordinata e pertanto più efficace tra 0 e 99 anni, formando degli utenti della strada più competenti e una riduzione degli incidenti stradali in tutte le fasce d’età.